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Come a farne parte

Me lo dico, ogni tanto, che so fare poco e questo mi fa immaginare bene dentro un bosco, a cavarmela da sola, senza impegno, senza sguardo, senza uno specifico “lo sai fare?” Io e le mie foglie che somigliano a delle mani grandi quanto un cespuglio ad ascoltare i mille portali nascosti nei sentieri che nascondono micro contenitori di coraggio. Portali che somigliano ad alberi mai del tutto spogli, mai del tutto soli ma anche a rocce e a funghi apparentemente belli, verosimilmente velenosi, senza alcun dubbio reali. Portali che riempiono e svuotano lo spazio, senza doveri ne’ ordini supremi, senza chissà quale tic tac o mancamenti di sorta.

Mi ci vedo, a forma di libellula, poi di terra, ghianda o di castagna, con quel “marrone-rosso fuoco felice autunno a te” addosso e con scarsa preoccupazione per le mie vesti, prese in prestito dal tempo. Avrei le sembianze di me stessa, ad ogni cambio, e non me ne starei mai ferma. Piuttosto girerei a tutte le ore, da animale libero a sassolino di argilla, fosse anche in piena notte perché avrei tutto dentro di me, fuorché la paura di non potercela fare o di non sapere dove andare.

Girerei, da sola, alla ricerca di qualcosa che non cerca molto. Girerei anche stando ferma, cambiando forma, a seconda della mia e solo mia convenienza, fino a tornare libellula curiosa e mai stanca, castagna, argilla, foglia al vento. Poi di nuovo libellula, anima poco conosciuta, dedicata e citata, che tanto mi somiglia.

E nelle varie stagioni, senza accorgermi del loro apparente andare, tornare, sparire e divenire, riuscirei a farmi vecchie e nuove ragioni perché sì, cambiano anche quelle con il tempo e nel bosco, ne sono certa, cambia tutto perché deve e vuole; senza alcun perché; senza restrizioni.

Nessuno giudicherebbe il mio sentirmi ciottolo di terra marrone scuro; poi fango; polvere; roccia e petalo di fiore. In alcune ore, preferire profumare di castagna matura in altre solamente una tana in cui aspettare. Non sarei apprezzata solo da libellula felice se a forma di ghianda avrei comunque modo di riempire qualche vuoto di memoria altrui.

Cosa importa, nel bosco, la forma che si assume in un determinato istante. Cosa importa, nel bosco, non saper parlare troppo bene o mangiare granelli di fulmini e mare.

Mi ci vedo una meraviglia, a prendere le mie forme nel bosco, con le mani che si trasformano in radici, i capelli in nuvole per idratare tutto intorno, le gambe piene di frutti e polline; poi ali, rametti staccati, formiche operaie, pettirosso, sequoie, brina e ancora foglie e ancora alba al sapore di vento.

Ti starai chiedendo che senso ha tutto questo mio pensiero. Io non me lo chiedo più, se non altro perché a me, il bosco, mi riconosce sul serio e questa sua voglia di accogliermi mi fa sentire a forma di ogni sua forma, al gusto di ogni suo gusto, a temperatura di ogni sua temperatura, anche quando tutto il mondo mi pensa come fossi una cosa sola.

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ghiacciaia

Briciole preziose

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