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Di vacanze e piccoli racconti del sé

Quando si torna dalle vacanze, in genere, salgono, tra lo stomaco e la testa, mille sensi a galla. Mille sensi tra cui il senso di malinconia, il senso di mancanza dei luoghi che hanno caratterizzato serenità e colore, il senso di dovere nel riprendere quanto più vicino alla propria quotidianità.

In questo mio secondo ritorno, il senso più grande che si è plasmato lungo ogni centimetro di me è stato quello dell’abbondanza; abbondanza sotto svariati punti di vista; sotto svariati punti di me.

Non starò a soffermarmi perché svariata parte del mio io, ora, è distratto dal sonno ma due righe le butto giù. In disordine. Che poi è il mio ordine più grande.

In questo mio secondo ritorno, da terre buone che mi conoscono e sanno più di tante altre persone a me care, ho fatto viaggiare il silenzio, ascoltando la sua voce e facendolo poggiare su tutte quelle anime che hanno saputo ascoltarlo.

Ho, così, accumulato abbondanza.

Abbondanza di cure da parte di chi non ha mai chiesto. Abbondanza di abbracci da parte di chi non sempre sa stringere a sé. Abbondanza di distacchi determinati a rimanere tali. Abbondanza di parole da parte di chi ha spesso afferrato ogni mio singolo pensiero, distraendolo e trasformandolo nel breve tempo in “aspetta, voglio raccontarti qualcosa che ti piacerà!” Abbondanza di colore, di frutta storta perché vera, di dolci fatti da altre mani, di profumi di infanzia. Abbondanza di mia madre che è tornata con me dopo tanti anni di “non ne ho voglia”; abbondanza dei suoi sorrisi nel non riuscire a vedere più con gli occhi ma a vedere molto di più con il cuore; abbondanza di mio figlio che ha legato con ogni tipologia di anima colorata in giro per i sentieri; abbondanza dei suoi “mamma ti amo fino all’arcobaleno e al cuore del cielo con e senza pioggia!” Abbondanza di me. Abbondanza delle grandi paure e consolazioni, tutte incastonate tra stomaco e cuore. Abbondanza di racconti e confidenze. Abbondanza di “tu mi sai, tu mi capisci”.

In questo mio secondo rientro ho accumulato cose preziose da mettere in valigia e riportare via con me, lasciando tra i boschi pazienti tutti quei momenti stretti, le futili restrizioni, i giudizi asettici di chi giudica per giudicare, alcune piccole parti di dispiaceri ancora presenti, le convinzioni di chi non mi conosce affatto, i minuscoli residui di grandi sensi di colpa legati ad un passato introverso, alcune mani cattive e una gran fetta della mia convinzione di non riuscire.

Fa parte dell’abbondanza ricevuta anche la voglia che ho ora, di ricominciarmi. Non ricominciare. Ricominciarmi. Ricominciarmi non tutta ma in gran parte e a passi neanche troppo brevi, considerata anche l’età che non ha più lentiggini e fossette sulle guance. Ricominciarmi dalle piccole cose, che sia anche raccontarmi così, ogni tanto.

Due righe. Nulla più per ora.

Apprezzerai la stanchezza delle mie parole, pur sempre sincere. Apprezzerai le parole semplici di una parte di me che ora si sente bene perché ha ripreso a sporcarsi le mani di terra, a girare con la treccia in testa e con addosso i pantaloncini corti dei quali si è spesso vergognata e non sentita all’altezza. Apprezzerai questo, forse, anima mia bella che da sempre mi accompagni nella piena fiducia di quel che sembra esser da sempre me.

Tutto quello che, al momento, non riesci ancora ad apprezzare, anima d’oro, lascialo lì, a macerare sotto questo manto di stelle e nuvole blu. Lascia che la notte suggerisca al giorno la colazione giusta da prepararti e fa sì che ogni risentimento esca fuori strada per far posto alla luce delle stelle.

Ogni cosa ha il suo tempo. Così dicono. Ogni cosa. Anche io. E sicuramente, in quanto anima poco esperta e a tratti fortissimamente fragile, ora, ho da ricercare il mio. Di tempo.

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ghiacciaia

Briciole preziose

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