i racconti del sé, Riflessioni

7 minuti e sto

Ti devo due righe, quelle che ti dovevo già sere fa quando mi sono addormentata con il cellulare in faccia ed un racconto fatto a mille pezzi, perso nel foglietto stropicciato del falso contesto. Te ne devo almeno due, anima d’oro, anche se per te ho avuto lo stomaco a strisce, con briciole di pane e calce nel calesse. Fosse facile saziare il dono con un sunto! L’assuefazione al dolore ha un costo…

Sette minuti, non di più. Sacchi di plastica carichi di stracci riciclati gettati su un materasso stanco e liso, prove superate a stento, anni di filo bianco e ditale, mani marchiate dal ritmo del quotidiano affettare. Peperoni e magagne da infornare senza pace. Una casa, la luce d’oro e fumo, mille stanze nel cuore di quella vergogna, porte di rete e odore di funghi al sugo, persino sul divano. Un compagno corso via troppo in fretta e tu lì, sola, con indosso la vestaglia celeste che grida perdono, le scarpe aperte con le calze messe ad arte ed un figlio quasi anziano che ti morde la scapola sinistra ad ogni sosta di recupero, come fosse ancora in fasce. So questo ed altro perché i tuoi occhi semi chiusi mi hanno assillato fino all’ultimo scalino, lasciando ogni frase orfana di verbo.

Cosa ci facevi, mi chiedo, sorridente e malata in cima alla scala dell’uscita della metro? Tu, piccola, in mezzo a sciami di gente metallica e poco figlia della Natura. Cosa ci faceva quel corpicino esile e niente affatto protetto in un giorno come un altro, in quella frazione di salto che ha scelto me come figlia di un contrattempo? Il tuo sguardo schiaffeggiato da quell’impossibile eppur tanto vero sorriso mi ha strattonata a più non posso ed ho smesso di deglutire per 87 secondi quando hai accettato quel pacchetto di crackers, sussurrando “grazie bella, grazie! così posso prendere la pasticca che è ora ma non voglio che te ne privi, cosa mangerai tu adesso?” Non avevo risposta. Non ne avevo più. In quel tuffo di tempo spesso come muffa e scolorito dal senso di colpa ho avuto solo il coraggio di guardarti, sorridere e sentirmi orribilmente piena.

Sono passati giorni da quello strappo emozionale ed io ancora devo capire se in quell’istante lungo e sordo sono stata più madre o figlia ma poco importa, ora. Il tuo pensiero mi riporta in quella casa dove sei seduta sulla poltrona che tua madre lasciò in dote in una vita di tante vite fa, con in mano poche briciole di pane e gloria, una tassa immeritata da pagare e l’attesa di chi non mantenne quella promessa.

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Il tutto e il niente

Discussione

4 pensieri su “7 minuti e sto

  1. I ricordi sono passi nell’ orologio di vita
    Sette minuti, tre o un giorno per ritornare indietro e vivere ancora certe sensazioni, ci fanno sentire ancora Utili
    Scrivi di emozioni, le tue. ed è per me un bel dono
    Buona domenica
    Abbracci da Mistral

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    Pubblicato da ombreflessuose | 5 ottobre 2014, 08:39
  2. mentre leggevo mi mancava il fiato

    "Mi piace"

    Pubblicato da gattaliquirizia | 7 ottobre 2014, 19:51

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