i racconti del sé, ricordi, Riflessioni

Tant’è

Non è poi così facile spiegarti cosa si prova ma, credimi, non è cosa da poco.

Non è cosa da poco sentirsi nuovamente vivi dopo un incidente di percorso, dopo le facce sorprese dei medici nel vederti non propriamente in forma, dopo gli scatti incontenibili dei pensieri che riempiono la tua testa in quella fottuta e dolorosa decina di secondi, dopo le promesse interiori che non smettono di urlarti “ce la possiamo fare”. Ma tant’è.

E niente, non sono certo qui a dirti cosa si passa e cosa si prova in quei momenti e tanto meno son qui a cercare ascolto e a brindare il mio ritorno. Piuttosto vorrei cercare di ragionare con te, dirti cose che avrei dovuto già dire e che suggerisco, a tua volta, di svelare perché di inciampi grossi la vita non si imbarazza a riservarne… E niente, ti ci vedi in preda ad una malattia a non aver detto tutto quello che avresti voluto dire? Ti ci vedi? Io no, non ti ci voglio vedere. Ecco perché sono qui, ancora qui, a parlarti, a dirti di non frenare nulla di tuo che siano parole, fatti, gesti, emozioni, nervi, rabbia, voce. Sembro quasi banale, dillo… Eppure, tant’è.

Cosa ti aspetti? Credi davvero che si debba vivere così, nel tacere? Chiuso stretto tra te e non te, come una ghianda senza più linfa vitale? E per chi? E per cosa?

Credi davvero che non muovere un passo sia la mossa giusta? Credi davvero che questa vita ci chieda solo questo? Io no, non più.

Come ti vedresti da fuori? Nel modo giusto? Senti di volerti davvero così? Senti di essere corretto? Corretto con te stesso? Senti che sia normale non affrontare? Non dire quanto si ha dentro a chi ci è intorno?

Prendiamo il tuo lavoro, il tuo capo, la gente con cui ti relazioni, il Mondo che ogni giorno convinci per guadagnare punti. Guardati, guardati bene. Credi sia normale sorridere così, come fai e non dire a tutta quella gente che a te di sorridere in modo falso e poco producente non interessa davvero tutti i giorni così come fai sembrare? Ed il tuo capo, eccolo, focalizzalo. Ti sembra giusto, anche nei suoi confronti ma soprattutto nei tuoi, continuare a dire con quel filo di voce che ti ritrovi “sì, va bene, certo, lo faccio”… Guardati. Sei diviso in due. Hai il dentro che grida e il fuori che tampona. Dove vuoi arrivare conciato così? Dove vuoi posizionarti? Credi che il banco degli onesti sia riservato a persone che sopportano? Credi che il Cielo ti stia sorridendo perché fingi, come in pochi saprebbero fare, che va tutto come deve andare? Io no, non più.

E con lei? Con lei che ti aspetta ogni sera tra i suoi rancori ed i perché mai realmente rivelati, ti senti giusto? Ti sembra normale tornare a casa e non desiderare altro che dirle “oggi giornata pesante a lavoro, sono stanco, ti prego ora no, parliamone domani”. E sorriderle così, come fai da tanti anni ormai, senza null’altro dire. Dimmi se ci vedi qualcosa di lineare. Io no.

E gli amici? A beh, loro sì che capiscono. Ma sei proprio sicuro che capiscono? Considera che spesso e volentieri quello che gli riveli è due terzi di quello che realmente è… E quel terzo che rimane fuori chi lo deve capire, a chi lo riservi? A te stesso? Al super io che ci ricama sopra? O semplicemente al cestino dei pensieri da lavare? Non ci siamo.

Ascolta. Dammi retta. Prova a svegliarti, domani, facendo finta (che poi sarebbe più corretto dire facendo vera) di poter dire tutto, tutto quello che ti salta per la testa. A Tutti. Con rispetto e calma ma tutto. A tutti.

Dimmi da chi andresti per primo. Il Capo? Lei? Gli amici?

No. Inizia da te. Guardati per alcuni secondi e tira fuori tutto quello che non riesci a sentirti dire. Guardati, parlati, incazzati, comprenditi, aiutati, confortati, sostieniti. Non abbassare lo sguardo, ho detto che ti devi guardare! Sei tu. Tu e solo tu, senza Dio, senza Mondo. E non credere che ci vorrà poco a svuotarti ed al contempo capirti ma saranno minuti spesi bene, benissimo e ti sentirai oltre il bene, benissimo. Ti sentirai tu, grato. Ti sentirai guarito dal torpore che da anni ti sei dedicato. Ti sentirai vivo, fottutamente vivo. Come se ogni cosa tornasse nuova. Come se il Cielo avesse deciso di credere ancora in te.

E poi passa al resto. Che sia il capo, lei, gli amici, il passante. Apriti. Chiarisciti. Di tutto quello che realmente senti.

E poi sì, torna qui, da me, ed inizia ad abbracciarmi come mai hai fatto in vita tua e vediamo cosa davvero vuoi dirmi. Nel bene e nel male. Davvero.

Sai che c’è, Remo? C’è che io ci vedo la Vita in tutto questo. E vorrei iniziassi a vederla anche tu.

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Il tutto e il niente

Discussione

19 pensieri su “Tant’è

  1. la vedo anche io la vita lì. grazie per avermela fatta vedere.

    Piace a 1 persona

    Pubblicato da senzaimmagini | 19 gennaio 2016, 13:37
  2. Gli devi volere proprio male a questo povero Remo, per trattarlo così. O forse un gran bene.

    Piace a 1 persona

    Pubblicato da Simone, quello di @purtroppo | 19 gennaio 2016, 14:16
  3. perché questa Vita la vediamo noi, e non loro?

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    Pubblicato da lucilontane | 19 gennaio 2016, 16:23
  4. io forse dovrei rovesciare tutto questo. ho pensato che essere onesti ed esprimere sempre quello che hai dentro, con onestà, pagasse. e invece pare di no. sembra che i sorrisi di convenienza, il dissimulare, paghino di più. almeno per il “risultato” con gli altri, per quello con me stessa non so. e non so nemmeno tanto se ne sono capace a far finta di nulla quando invece non è nulla.

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    Pubblicato da LaLetteraVi | 21 gennaio 2016, 15:57
    • Vediamo…
      Quello che dici è reale nel senso che il 99% di noi usa comportarsi così per sopravvivenza e Pacifico vivere…
      Ma esci un attimo da tutti questi schemi. Anzi, usciamo e insieme e guardiamoci da fuori… Guardiamoci come se il corpo non fosse più il nostro… Siamo davvero sicure che avremmo voluto vivere una vita così, pensando ad un mondo onesto perché in sopportazione?
      E se il mondo migliore fosse davvero quello del dire sempre e tutto a tutti? Con garbo, sì, ma tutto.
      Il rischio? Avere meno mani nella mano ma, banalmente detto, sarebbero le mani che amano davvero come siamo.
      Il discorso, come detto, può sembrare banale ma andrebbe, a mio avviso, preso a piccolissime dosi cominciando, appunto, da noi stessi.
      Guardati allo specchio. Guardiamoci allo specchio ed ascoltiamoci bene. Per bene. Per il nostro bene.
      Proviamo?

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      Pubblicato da Mumaclo | 21 gennaio 2016, 17:48
      • no no, è che io dico proprio tutto a tutti e sì, alla fine chi rimane sai che è sincero, ma sul lavoro non è così semplice. vieni additata come polemica, anche quando cerchi di dirlo nel migliore dei modi, cercando una soluzione. ma sai quelle storie di gerarchie? che qualunque cosa fai o dici non va bene se non è quella che piove dall’alto? un po’ complicato forse. ma non so veramente quale sia la cosa migliore da fare. buon viso a cattivo gioco? o essere me stessa e dire quello che penso correndo dei rischi?

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        Pubblicato da LaLetteraVi | 22 gennaio 2016, 13:31
      • Sul lavoro sì, non è così facile, hai ragione. Ma credo che tutto venga da se’ ovvero… Se iniziassimo a dire a tutto davvero tutto ma tutto tutto alla fine ci verrà spontaneo usare lo stesso metro di dialogo (seppur moderato) anche a lavoro. Un po’ come dire “potremmo parlarne” invece di un “no” secco.
        Non è facile. Nulla è facile se ci pensiamo troppo 😉
        Buttiamoci.
        E… Tanto di cappello a te che a lavoro cerchi di dire sempre le cose come stanno. Non è da tutti esser veri 🙂

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        Pubblicato da Mumaclo | 24 febbraio 2016, 13:45
  5. Mumaclo! Come va tutta ‘sta pazienza? Io il tifo lo faccio eh…

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    Pubblicato da lucilontane | 6 febbraio 2016, 00:18
  6. Mi sento sollevata.
    Hai dato voce ai miei pensieri, solo che tu le scrivi meglio tutte queste emozioni e confusioni e soluzioni. Io vorrei dirti grazie, ma lo trovo riduttivo.
    Pertanto ti dico che verrò a trovarti più spesso, anche perché mi sei mancata!
    Un abbraccio 🙂

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    Pubblicato da lazonafrank | 11 febbraio 2016, 00:06
    • Ecco, e adesso cosa dovrei fare?
      Sorrido commossa e freno subito il tuo entusiasmo perché io non scrivo meglio di te… Sono solo più vecchia e più dolorante e con il dolore certe cose sembrano uscire da se’.
      Un bel sorriso tutto per te! E grazie, davvero 🙂

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      Pubblicato da Mumaclo | 23 febbraio 2016, 12:32

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