gocce, i racconti del sé, Riflessioni

I muri bianchi

Hai mai fatto caso alla bellezza di certi muri bianchi? Imbarazzanti, a tratti necessari. Prendi ad esempio il muro del salone di Giorgio. Quello sulla sinistra. Quello dove la mamma, anni fa, appese una conchiglia di mare, raccolta chissà quanti sogni prima. Proprio quello, sì. Io lo trovo meraviglioso. Ed ogni volta che lo guardo ritrovo sicurezze e strade perse. Un muro di crepe. Un muro di dune. Un muro dove Giorgio, nei suoi propositi, vive e patteggia.

Muri così non sono sempre uguali. Donano. Anche più volte al giorno. Rilasciano discorsi perduti, domande senza risposta, grida di incomprensioni, gioia, unione, piacere. Custodiscono le confidenze dei tempi poco chiari che poi disperdono a piccole dosi, in frammenti deliziosi, miscelati fra loro ed in quantità che variano a seconda dell’importanza del senso.

Hai mai fatto caso a questo inconsueto insegnamento? Prova, prova ora. Scegli il tuo muro. Che sia bianco, che sia di un disimpegno o semplice confine e poggiavi sopra la mano. Aprila bene. Delicata. Lasciala andare, non la guidare. Non la ammaestrare. Lasciala. Solleva le dita e fai proseguire il palmo. Lascia che si fermi là dove riconosce. Là dove sente appartenenza e poi sì, dalle il tempo necessario per ambientarsi ed ascolta tutto quello che coglie, quando si apre. Ascoltala, sì. E respira un attimo prima di giungere ad affrettate conclusioni. Tu e il tuo vizio di dover per forza concludere, ancor prima che gli altri ti abbiano dentro.

Sono giorni che non vedo Giorgio. Mi chiedo dove sia finito ora che il suo muro appare gonfio di polveri sottili e polline. E mi chiedo anche come abbia fatto a non capire che tanta della sua esistenza sia finita proprio lì, tra quel bianco e quella conchiglia che a guardarla bene mi dà i nervi. Io certi fuori luogo non li capisco proprio.

Scusa. Scusa se ogni tanto alzo la voce e gli intenti e scusami se tante volte ti cerco ovunque, anche dove i muri non sono così bianchi perché sistematicamente vissuti, poco ascoltati, autorizzati e troppo lontani da me. Io nelle stanze di polvere ho imparato ad amare, ad ascoltare, a non capire perché proprio lì, dove i muri lasciano scivolare, ci sono insegnamenti non afferrati, insegnamenti che rimangono, che infastidiscono, falliscono e, a volte, portano ad un risveglio.

Mi ha appena chiamata Giorgio. Mi porterà al mare, un domani, ed insieme butteremo lontano quella conchiglia che raccolse sua madre, chissà quanti sogni fa.

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Il tutto e il niente

Discussione

10 pensieri su “I muri bianchi

  1. “Un” domani. Fa sperare, fa sperare di buttare quella conchiglia per trasformarla in un nuovo sogno.
    Sorridiamo 😊. Auguri, bellissima penna e bellissima tutta,

    Piace a 1 persona

    Pubblicato da lucilontane | 26 marzo 2016, 17:44
  2. Che bello questo muro bianco

    Piace a 1 persona

    Pubblicato da Simone, quello di @purtroppo | 2 aprile 2016, 14:23
  3. Sei un muro bianco.

    Piace a 2 people

    Pubblicato da Enzo | 8 aprile 2016, 11:18

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