gocce, i racconti del sé, Le parole dell'occhio, Riflessioni

Mara, il marasma ed il mare.

Non devi aver paura. E’ solo una momentanea distrazione, la mia. Una corsa verso il dover fare il fattibile, pur di non dover comprendere il resto.

Alcuni lo chiamerebbero effetto lunedì. Altri, la beffarda carezza dell’Estate. Io inquadrerei il tutto in una richiesta di mia attenzione o di auto-attenzione, se così può dirsi. Che a dirsi, pare, si possa. A dirsi.

Distrazione. Che poi è anche un po’ fuga. Che a sua volta è ricognizione su cosa ci chiama. Su cosa ci chiama, da dentro. E quindi, niente altro che un ritorno. La fuga verso un ancestrale ritorno. Un ancestrale ritorno di un vago lunedì. Di un vago lunedì d’estate.

Sai cosa mi chiese Remo, un giorno, di un banale inizio di settimana caduto lì, per caso? Mi chiese proprio questo: “Dove vorresti arrivare, Mara? Dove?”

Ricordo la sua faccia. Era tra il preoccupato ed il “Non fare così, che mi spaventi”. Spavento. Io, più piccola di un vetro tondo, che provoco spavento…: “Vorrei arrivare a quel sorriso. A quel sorriso laggiù. Quello che sa di limone. Quello che sa di un Lemonissimo delle 14.23 di un 27 luglio qualsiasi. Quello lì. Lo vedi, Remo? Lo senti? Ce la sto mettendo tutta, sai? Ce la sto mettendo tutta. Perché io voglio arrivare lì. E, non a caso, continuo a ballare, forte, per una via che poco mi ascolta, quasi tutti i pomeriggi, quasi tutta una vita, perché se lì mai potrò arrivare, di certo non terminerò più savia di tante altre menti, lasciandomi manovrare da chi crede di potermi a piacimento adagiare. Di certo ne uscirò stanca, sudata e forse a tratti inutilmente consumata. MA non vuota, Remo. Non vuota.”

Riuscivo a togliergli le parole di bocca quando gli parlavo così. Ogni volta. Ogni volta che avrebbe voluto sentirmi dire altro. Come risposta alle sue paure, io riuscivo a farlo arretrare.

Oggi è lunedì e Remo il lunedì non apre bottega. Lui e la sua tappezzeria che ne ha viste più di tanti padri messi insieme. Lui ed il suo frettoloso modo di  coprire gli strappi provocati dalla gente distratta, ricca, scollata dentro, tanto lucida fuori. Lui, abituato a foderare i mobili a seconda delle esigenze altrui. Delle esigenze del secolo in corso. Ed io, Mara, sua fedele conoscente, so che questo è un lunedì che lascia spazio ad un mezzo panico poco gestibile senza l’aiuto di un buon pezzo di melone giallo. Dalle mille gocce. Dalle mille, seppur dolcissime, illusioni.

Remo ha una barca, ormeggiata al porto che conosci. Io lo so perché certe volte, quando smette di ragionare ed ascolta solo il suo marasma interiore, mi prende per mano e mi porta al mare. Ma questo, tu, già lo sai ed ogni tanto me lo racconti.

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Discussione

4 pensieri su “Mara, il marasma ed il mare.

  1. Sto suggendone le mille gocce di dolcissime illusioni dalla mia fetta di melone. Dopo che un certo altro Remo mi ha preso per mano e mi ha portato al mare sul Tevere, con una grattacheccha limone e cocco, davanti all’isola che non c’è ma si vede benissimo. Come sai questa storia? 😊 Un abbraccio Clo.

    Piace a 1 persona

    Pubblicato da lucilontane | 5 luglio 2016, 13:49
  2. Bella storia. Ha un bel calore.

    "Mi piace"

    Pubblicato da Simone, quello di @purtroppo | 7 luglio 2016, 23:34

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