Riflessioni

Quando sai che non c’è poi così tanto da.

Dovresti dormire, ascoltare la consistenza di quella coperta a righe che non ricordi come ha varcato la porta di casa, sognare prati verdi e discorsi sensati del fruttivendolo di Ponte Milvio e invece no, sei sveglia.

Sveglia a vegliare un’influenza, sveglia a testare la calma del tuo morbidissimo Io.

La tv ha preso a parlare. Colori ovunque che accompagnano il percorso di una tachipirina ancora piccola, ancora piena di attenzione.

Così scrivi quello che il cervello riesce ancora a dire ma di sensato e sensibile poco ha. Ma lasci scorrere perché tra poche ore i pensieri avranno altra consistenza e tornare a leggere questi ti cambierà sicuramente l’attimo di un trascorso, le fila di un non discorso.

Fila. Filiera. Hai fatto appena caso che questa seconda parola ti piace. Ti ricorda i cornetti caldi, un cesto di vimini, un tavolo di legno, la Francia arrabbiata con gli italiani, le mattine all’estero dove anche il brutto tempo parla una lingua diversa. E se senti freddo all’estero riesci a coprirti solo con indumenti del luogo perché le cose che ti hanno seguito da casa non sono abituate a quel vento diverso.

C’è da pensarci. Come alla risoluzione dei problemi che diviene automaticamente diversa se pensata in inglese. Ci provi mai a dire “non so come fare” in francese? “Je ne sais pas comment le faire” Quando lo dici in francese la soluzione, il 30% delle volte arriva prima rispetto a quella italiana. È così. E non sai perché. Ma è così. E se provi a dirlo in inglese? “I don’t know how to do”. Ecco, se lo dici in inglese, nel momento stesso in cui lo dici, già hai risolto. Quasi tutto.

C’è da pensarci. Anche a questo, sì.

Sono le 5. La febbre è scesa. Merito delle docce consenzienti e gradite, della tv che abbraccia piano piano, del “tavolino della notte”, come lo chiami tu, pieno di peluche, tachipirina, acqua e libri da finire, di Daxi che veglia ogni cosa, del tempo fermo di questa casa, del mio non farmi domande e dei vari “entonces” spagnoli che sdrammatizzano l’alba.

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Il tutto e il niente

Discussione

Un pensiero su “Quando sai che non c’è poi così tanto da.

  1. È strano vero che in momenti di preoccupazione un po’ drammatici ti vengano pensieri astrusi…? Che mentre vegli su un figlio la tua testa prenda strade che ti allontanano (apparentemente) sai problemi. Io credo che la nostra testa sappia benissimo ciò che fa, e che questi piccoli viaggi “inconsci” ci riportino su un terreno che ci permette di superare il “non c’è poi così tanto da”. Almeno, io ci passo così, per tornare con lo sguardo, alla fine, sulla tenerezza.

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    Pubblicato da lucilontane | 13 ottobre 2018, 15:52

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