Riflessioni

Il portone dei ricordi

Piove con il sole. Sole con la pioggia. Poi solo cielo. Le nuvole sono strepitosamente belle, non saprei spiegarle meglio. Potrebbe essere mezzanotte di giorno, con tutto un misto di clima intorno. Potrebbe essere marzo o, più semplicemente il 2006.

Sono in macchina, mentre aspetto che mia madre finisca una visita medica. Il finestrino è abbassato per un palmo di mano, misura sufficiente per far entrare profumo di cornetti e paste di un bar che una volta mi faceva da seconda casa.

Il medico di mamma è davanti a una vecchia sede lavorativa che mi ha vista crescere, sorridere, dannarmi, andare via. Un lavoro che ho amato e odiato, come quei tanti lavori che plasmano la vita. I miei 30 anni, le responsabilità più grandi e spigolose dei tacchi che indossavo, le corse (reali) per soddisfare ogni singolo minuto della giornata, le vittorie condivise con chi metteva poco del suo, le sconfitte incassate, i colleghi, amici veri, che non mancavano di essere presenti. Ero proprio io. Caspita!

Sembra di ricordare un’altra vita. Sembra ricordare un’altra esistenza.

Sono le 10:00. Mamma ancora non scende. Alzo lo sguardo e fisso il portone dei miei ricordi. Questa era l’ora in cui almeno tre telefonate avevano ricevuto la migliore soluzione a discapito delle mie colazioni, mai del tutto incastrate. Questa era l’ora in cui non avevo tempo neanche per una mancanza. Un muletto da guerra. Una sorta di gioventù dalla pelle e dalle mani già troppo mature, quella dei miei passati anni.

Sai cosa farei ora? Andrei a comprarmi una penna alla cartoleria dell’angolo. Una di quelle che adoravo regalare ai miei colleghi di una vita. Più amici, che colleghi. La penna con la ricarica che conquistava gli occhi delle controparti.

Magari tornerò qui, un giorno di questi. Tornerò a comprare questa penna, con le scarpe più basse di una volta e con lo stomaco meno in corsa. E guarderò ancora questo portone da dove un giorno uscii amareggiata e delusa ma sicuramente più innamorata di me di quanto non lo fossi mai stata prima.

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